Soddisfazione di Legambiente per l'approvazione in Cdm del ddl "Salva Mare"

Soddisfazione di Legambiente per l’approvazione odierna in Consiglio dei ministri del disegno di legge “Salva mare” elaborato dal ministero dell’Ambiente, per permettere ai pescatori di pulire i fondali marini. Il provvedimento prevede anche che nei porti si realizzino delle isole ecologiche per lo smaltimento dei rifiuti, dove i pescatori possano consegnare i rifiuti trovati nelle loro reti.

“Un cambiamento di prospettiva a 180 gradi - commenta il presidente di Legambiente Stefano Ciafani – poiché finora i pescatori rischiavano di essere accusati di traffico di rifiuti e si vedevano quindi costretti a ributtare in mare la spazzatura tirata su con le reti. Ora, invece, saranno incoraggiati a raccoglierli e a portarli in porto, e il loro contributo sarà significativo”.

I dati dei monitoraggi di Legambiente sui rifiuti galleggianti in mare e su quelli spiaggiati parlano chiaro. Gli oggetti in plastica rappresentano mediamente il 92% degli oggetti osservati, con una percentuale che varia dall’85 al 97% a seconda dell’area di osservazione, e con un’incidenza dell’usa e getta sul totale del 37%, secondo i monitoraggi effettuati durante la campagna 2018 di Goletta Verde e nell’ambito del progetto Med Sea Litter (finanziato dal programma Interreg Med), di cui Legambiente è partner, in cui è stato possibile censire 670 rifiuti (con dimensione maggiore di 2,5 cm) e una densità media di 96,6 oggetti ogni kmq.

Mentre l’indagine Beach litter 2018 di Legambiente ha consentito di censire e recuperare 48.388 rifiuti rinvenuti in 78 spiagge italiane per un’area complessiva di 416.850 mq e una media di 620 rifiuti ogni 100 metri di spiaggia (lineari) campionata: praticamente 6,2 rifiuti per ogni metro di spiaggia. E di questi rifiuti l’80 per cento è rappresentato da rifiuti in plastica. I rifiuti usa e getta in plastica (o con vita breve), in questo caso, rappresentano il 42% dei rifiuti trovati complessivamente. Parliamo di imballaggi di alimenti, bottiglie, carte dei dolciumi, bastoncini per la pulizia delle orecchie, ma anche oggetti come gli imballaggi degli assorbenti igienici e pannolini o anche cartucce dei fucili.

Il fishing for litter è realizzabile come dimostrano alcuni progetti sperimentali realizzati anche con il contributo di Legambiente. Nell’Arcipelago toscano da maggio a settembre 2018 sono state 1,8 le tonnellate di rifiuti raccolte dai fondali marini. Altre 1,6 tonnellate sono state recuperate a Terracina (Lt) nel Lazio, in due mesi di attività. Passando dal Tirreno all’Adriatico, anche a Manfredonia, in Puglia, va in scena questa particolare attività di pesca a strascico: oltre a catturare pesci, i pescatori tirano infatti su dalle reti rifiuti di ogni tipo, dalle reti per la coltivazione delle cozze a bottiglie di plastica, addirittura pneumatici. In una sola giornata sono state oltre 390 i chili di rifiuti riportati a terra. E, ancora, a Porto Garibaldi (Fe), in Emilia-Romagna, 23 giornate di questo tipo hanno portato al recupero di oltre una tonnellata di rifiuti.

“Il ddl Salva mare – prosegue Stefano Ciafani – è un tassello importante nella lotta all’inquinamento dai rifiuti che colpisce pesantemente il mare, una sfida mondiale a cui l’Italia sta dando il proprio contributo anticipando spesso gli altri paesi europei. Abbiamo fatto da apripista grazie alle leggi sulla messa al bando dei sacchetti di plastica, sui cotton fioc e sulle microplastiche nei prodotti cosmetici, ora per proseguire su questa strada auspichiamo che si proceda rapidamente alla discussione parlamentare del testo del ministero dell’Ambiente, apportando eventuali modifiche migliorative e integrandolo anche con la proposta di legge di Rossella Muroni sullo stesso tema, e all’approvazione anche della legge di recepimento della nuova direttiva europea sulla plastica monouso”.

L’ufficio stampa Legambiente 06 86268399 – 353


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